I dieci centimetri di troppo

Giovanni Negro- «Bisogna che compiamo le opere… mentre è giorno…». (Gv 9:4)

Augusto, un ciabattino di un piccolo paese, aveva bisogno di un nuovo paio di calzoni. Ma, dato che guadagnava poco e le esigenze della famiglia erano tante, decise di mettersi i pantaloni che qualche anno prima gli erano stati donati da un vicino di casa. L’unico problema era che bisognava accorciarli di dieci centimetri. Dopo tutto, in casa vi erano tre donne che sarebbero state certamente in grado di farlo. Tornò dal lavoro a mezzogiorno e, dopo pranzo, prima di recarsi nuovamente in bottega, chiese a sua moglie il favore di accorciarglieli di quei centimetri di troppo, per poi stirarli in modo che fossero pronti per il giorno seguente. Ma trovò la moglie in un momento di malumore. «No, – questa gli disse, decisa – guarda, non ho proprio tempo. Perché non lo chiedi alle tue figlie che non hanno niente da fare?». Augusto capì che non era il caso di insistere, perciò andò dalla figlia più grande per chiederle lo stesso lavoro. Ma questa si sentiva in pieno diritto di godersi le vacanze e non aveva nessuna intenzione di cambiare i suoi programmi. Elisa, la minore, che nel frattempo aveva ascoltato tutto, prima ancora che il padre glielo chiedesse, lo avvisò che stava per uscire e che non poteva rimandare. Al pover’uomo non restavano altre possibilità. Così, non poco amareggiato, lasciò i calzoni sullo schienale di una sedia della sala da pranzo e uscì per recarsi al lavoro. Poco tempo dopo, passò di lì sua moglie e, vedendo i pantaloni, provò rimorso per aver risposto al marito in modo egoistico. Dopo tutto, il lavoro era semplice e le avrebbe portato via solo un quarto d’ora. Si sedette, perciò, alla macchina per cucire, inforcò gli occhiali, misurò i dieci centimetri e tagliò quanto necessario, ricucendoli poi. Dopo un po’, passò di lì la figlia più grande; vide i pantaloni sulla sedia, e anche lei provò dispiacere per il suo rifiuto. Così, decise di mettersi ad accorciare i calzoni. La stirata finale gliel’avrebbe fatta in un secondo momento. Ma, nel tardo pomeriggio, quando Elisa tornò a casa, nel vedere i calzoni del padre, ebbe lo stesso pensiero. Perciò, dopo averli accorciati di quei benedetti centimetri, scaldò il ferro e, nello stirarli, si accorse di quello che era successo. Ma era ormai troppo tardi. Quando tornò, il povero ciabattino si rese conto che i suoi pantaloni nuovi erano ormai inservibili. Nonostante tutto, quell’estate al mare poté consolarsi esibendo i suoi nuovi bermuda.
Perché a volte ci comportiamo come i familiari di Augusto: rimandando a un ipotetico poi quello che non vorremmo fare mai? Infatti, un proverbio spagnolo afferma che «la strada del poi porta alla città del mai». Se una di queste donne si fosse resa disponibile subito, il guaio non sarebbe successo. Con il pentimento possiamo mettere a tacere i rimproveri della coscienza, ma non sempre riusciamo a riparare il danno, rimanendone amareggiati.
Invece, nella Bibbia sta scritto: «Beati voi che seminate in riva a tutte le acque» (Is 32:20). Quando, cioè, riusciamo a renderci disponibili per aiutare il nostro prossimo, scopriamo la vera gioia di vivere, allontanando l’egoismo e la pigrizia. Infatti, Gesù ha predisposto le cose in modo tale che, tutto quello che facciamo in favore degli altri, si trasformi in benedizione per noi; con la promessa che «chi annaffia sarà egli pure annaffiato» (Pr 11:25). Allora, perché privarsi di tali benedizioni?

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Autore dell'articolo: Stefania Tramutola