Sermoni e Storie

COME RENDERE VIVA UNA STORIA

(tratto e adattato, da un seminario di Anita Verfaillie Lenoir)

Cominciamo a modellare la storia:

EMOZIONI (anima)

TITOLO: PERSONAGGI (tutti): STRUTTURA (scheletro): DETTAGLI: V.A.T.O.G. (5 sensi) EMOZIONI (anima):
  • Vedere ______
  • Ascoltare ______
  • Toccare ______
  • Odorare ______
  • Gustare ______

Prendiamo una storia, una qualsiasi. Diamone una prima lettura a voce alta. Come possiamo rendere viva questa storia, perché resti indelebilmente scolpita nella mente di chi ci ascolta? Anche forse per un solo giorno o, chissà, per sempre? Almeno perché non sia dimenticata di lì a cinque minuti?

Facciamo riferimento ai titoli della tabella e cominciamo a modellare la nostra storia, colonna dopo colonna.

    1. Pensiamo all’essere umano che vogliamo ottenere e domandiamoci prima di tutto:  Chi sarà, e quale sarà il suo nome? (1,2). Stiamo cercando un titolo per la storia. Perché s’intitola così? Vogliamo cambiare il suo titolo scegliendone uno meno scontato, più accattivante, più enigmatico per stuzzicare la curiosità di chi ascolta? E poi, quali sono i personaggi della storia? Identifichiamoli, racchiudendoli in un cerchio. Tutti, dai personaggi principali a quelli secondari, a quelli che quasi non si notano. Tracciamone un breve identikit, visualizzandoli nella mente; come sono vestiti, come parlano, come si muovono? Quali sono le caratteristiche che li distinguono gli uni dagli altri?
    2. Continuiamo a modellare la storia dandole uno scheletro (3) e, cioè, una struttura. Suddividiamo o creiamo alcune parti (forse tre, cinque…), individuiamo una introduzione e una conclusione.
    3. Cominciamo a rivestire le ossa di questo scheletro di carne (4): i dettagli della storia. Significa, per esempio, focalizzare alcuni luoghi, come un regista che fa uno zoom a un certo punto del film. Racchiudiamo i dettagli in un quadrato, isoliamoli in modo che acquistino uno spazio e un tempo nella storia, che non siano ignorati; un oggetto particolare, un’atmosfera particolare, un suono particolare…
    4. Arriviamo al VATOG (5) e, cioè, arricchiamo questo corpo (scheletro +carne) coi cinque sensi; i cinque sensi permettono di comunicare con il mondo esterno, permettono al mondo esterno di comunicare con noi, e sono quindi essenziali per la nostra storia. Vedere, Ascoltare, Toccare, Odorare, Gustare. Come coinvolgere i cinque sensi nella storia che stiamo modellando? Significa, per esempio usare dei supporti visivi, scegliere un oggetto come simbolo della storia. Sicuramente, anche a secondo delle fasce d’età, il numero di oggetti presenti può aumentare. Per i bambini molto piccoli è meglio servirsi di un solo oggetto che simboleggi la storia. Nel lavoro di progettazione della nostra storia, cerchiamo comunque di individuare almeno un contributo per ciascuno dei  cinque sensi, poi potremmo decidere di focalizzarci solo su alcuni o uno di essi, soprattutto se il risultato ci sembra troppo pesante o esagerato.
    5. Il corpo diventa ora, per usare un’immagine biblica, un’anima vivente. Stiamo parlando delle emozioni (6), strettamente collegate ai cinque sensi. Quali emozioni vuole trasmettere, suscitare la mia storia? Quale risultato ho ottenuto con questa elaborazione?

Miglioriamo la nostra storia

Quando si arriva al punto E, arriva il momento di migliorare la propria storia. Possiamo farlo sul momento riaggiustando il tiro, nell’analisi delle emozioni che, arricchendo la storia passo dopo passo, penso che andrò a suscitare. Forse voglio smussare la paura e accentuare la speranza, e potrò agire sulle varie colonne per raggiungere il mio obiettivo.

Ma per migliorare la mia storia, posso farne un’analisi anche a posteriori, dopo averla utilizzata, per vedere che cosa ha funzionato, che cosa ritenere, che cosa togliere, che cosa accentuare, ecc.

DA CONSERVARE DA APPROFONDIRE/ACCENTUARE DA MIGLIORARE DA EVITARE (trappole)