I gioielli della regina

Giovanni Negro – (Ad. dall’Haggadah)

«Il tuo cuore… perseveri sempre nel timor del Signore; poiché c’è un avvenire, e la tua speranza non sarà delusa» (Pr 23:17-18).
Molti anni fa, un giovane rabbino di nome Samuel si trovava in visita a Roma. Una sera, mentre stava ritornando nel suo albergo, trovò per strada dei gioielli di un magnifico splendore. Mentre li ammirava, si trovò a passare un banditore pubblico che annunciava che la regina aveva perduto i suoi gioielli più preziosi (quelli stessi che aveva trovato Samuel); e chi li avesse ritrovati e riportati entro trenta giorni avrebbe avuto una ricca ricompensa; passati, invece, i trenta giorni, a costui sarebbe stata troncata la testa. Samuel, che aveva ascoltato attentamente quello che il banditore aveva detto, fece tutto il contrario. Si presentò a corte il giorno successivo alla scadenza dei trenta giorni. La regina, quando si trovò davanti Samuel con i gioielli, gli chiese: «Non hai forse tu sentito il mio annuncio?». «Certamente», rispose Samuel. «E perché dunque hai disobbedito a un mio ordine?». Samuel prima guardò i gioielli e poi rispose: «Cara regina, ho agito così per dimostrarti che ti rendo i gioielli per timore di Dio, e non perché io abbia paura dei tuoi ordini». La regina, colpita da questa risposta, si alzò in piedi e sollevando la mano destra, disse: «Sia benedetto il Dio degli Ebrei».
Come sarebbe bello se in questo mondo ci fossero tanti giovani nei cuori dei quali si trovasse il timore del Signore. Quanti dispiaceri, dolori e lacrime si eviterebbero! Sì, perché «con il timor del Signore si evita il male… e si accrescono i giorni» (Pr 16:6; 10:27).
Inoltre, «il timor del Signore è il principio della sapienza» (Pr 1:7), non è sinonimo di paura ma di rispetto e riconoscimento delle esigenze della giustizia. No, non può essere paura. Essa non ha mai educato nessuno e non crea persone autentiche, anzi, spinge l’uomo ad agire con finzione per compiacere solo agli altri. Mentre, il vero timore del Signore, ci porta a comportarci bene e onestamente anche quando siamo soli e lontani dallo sguardo delle persone. Noi, non diremo mai: «Chi ci potrà vedere?» (Sal 64:5), ma diremo: «Come dunque potrei io fare questo gran male e peccare contro Dio?» (Gen 39:9). Insomma, quello che deve nascere dal timor del Signore è una vera e propria melodia di vita che sboccia nel rispetto, nella serenità, nell’amore, nella gratitudine, nella lode e nella speranza. Sì, «Il timor del Signore è fonte di vita» (Pr 14:27), e per tutti.

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Autore dell'articolo: Stefania Tramutola