L’ombra dell’asino

Giovanni Negro – «L’orecchio attento… conduce alla vita» (Pr 15:31).

Un giorno, il famoso oratore greco Demostene, stava trattando in tribunale la causa di un giovane che ingiustamente era stato accusato di furto. A motivo forse del troppo caldo, i vari giudici erano poco attenti alle sue parole, tanto che vi erano alcuni che dormicchiavano e altri sbadigliavano ripetutamente. Così Demostene cambiò il tono della voce e disse: «Una volta, un giovane, volendo recarsi da Atene a Megera, prese a nolo un asino con il suo conducente. Durante il viaggio, siccome il sole era veramente insopportabile come oggi e non si trovava ombra da nessuna parte, il giovane fece fermare l’asino e si sedette comodamente alla sua ombra. Il padrone dell’asino protestò subito dicendo: «Mi dispiace, se lei vuole godere dell’ombra del mio asino deve pagare qualcosa come supplemento del servizio». «Come? – ribatté subito il giovane – Non le ho forse già pagato profumatamente il suo servizio prima di partire?». «Per l’asino sì, – ribatté il proprietario – ma non per la sua ombra!». «Ah, ah, questo non l’avevo mai sentito – rispose il giovane -. E allora?». «E allora, caro mio, se vuoi usufruire dell’ombra del mio asino la devi pagare!». «E io, invece, ti dico che non ti pago proprio un bel niente!». «E io porto via il mio asino». Insomma, per poco i due non vennero alle mani. Alla fine, decisero di ritornare ad Atene e di rivolgersi al tribunale». A questo punto Demostene interruppe il suo racconto e finse di andarsene. I giudici che intanto si erano svegliati e avevano seguito con grande attenzione il racconto, lo fermarono e gli chiesero: «Perché non ci dici come andò a finire?». E allora, Demostene replicò, dicendo: «Ma come! Vi importa forse di più ascoltare la favola sull’ombra dell’asino che la causa di un giovane innocente?». I giudici capirono la lezione e ascoltarono con attenzione la difesa di Demostene in favore del giovane accusato, che poi venne assolto. Dopo il processo, però, vollero tutti sapere la fine della storia sull’ombra dell’asino, storia che Demostene concluse dicendo: «Mi dispiace, purtroppo la fine della storia non è arrivata fino a noi».
Che peccato! Mi ero incuriosito anch’io a questa vicenda. Chi aveva ragione? Il giovane o l’asinaio? Non lo sapremo mai. Più volte, mi sono chiesto: «Quando parla una maestra, un predicatore o qualsiasi altra persona, e coloro che dovrebbero essere preposti all’ascolto, invece, si distraggono, sbadigliano o addirittura manifestano noia, di chi è la colpa? Di chi parla o di chi ascolta?». Dietrich Bonhoeffer, affermava: «Il primo servizio che si deve rendere al prossimo è quello di ascoltarlo. Chi non sa ascoltare il fratello ben presto non saprà più ascoltare Dio. Anche di fronte a Dio sarà sempre lui a parlare». Sì, cari amici, l’attitudine ad ascoltare è un’arte che dobbiamo assolutamente recuperare e imparare. L’ascolto e l’attenzione, sono delle qualità che, oltre ad essere indispensabili per il rispetto e il dialogo verso il nostro prossimo, sono necessarie anche per incontrare il nostro amato Creatore. Infatti, nella Bibbia più volte troviamo questo tipo di appello: «State attenti, e ascoltate la mia parola!». (Is 28:23).
Certo, è vero, anche chi parla ha l’obbligo di stimolare l’interesse di chi ascolta, rendendo attraente quello che dice, ma non è bene che noi ci abbandoniamo alla delusione, alla noia e alla distrazione, solo perchè quello che stiamo ascoltando non corrisponde alle nostre attese. Dobbiamo cercare, comunque, di essere sempre pronti e attenti, a saper catturare e accogliere, quella parola o frase che può edificarci e farci del bene.
E allora, cari amici, cerchiamo di tenere sveglie e attente le nostre menti e le nostre orecchie; non per un ascolto superficiale, ma per «ascoltare come fanno i discepoli» (Is 50:4), cioè, per imparare e poter poi dare.
A proposito, qual è il nome del profeta del quale nella Bibbia troviamo scritto: «Non lasciò cadere a terra nessuna delle sue parole» (1 Sam 3:19).

Autore dell'articolo: redazione