Una terribile domanda

Giovanni Negro

«Nella calma e nella fiducia starà la vostra forza» (Is 30:15).
Francesca, mamma di due bambine dal nome di Sarah e Alessia, aveva appena finito di fare il “corso micologico”, che consiste nello studiare e conoscere bene i funghi. Ed ecco che ormai era diventata un’esperta in materia di funghi, tanto che, dal suo capo guida scout, gli era stata riconosciuta subito la specializzazione con l’apposizione di un bel distintivo sulla camicia. Così, un fine settimana, decise di portare le sue due bambine al bosco per raccogliere dei funghi. Le bambine, naturalmente, prima di raccogliere i funghi, chiedevano sempre alla mamma se erano commestibili o no. Dopo un paio d’ore, nel cesto vi erano abbastanza funghi per poter preparare la cena. La sera, quando tornò il marito dal lavoro, le bambine gli andarono incontro e con entusiasmo raccontarono le esperienze della giornata. Avevano quasi finito di mangiare il loro risotto ai funghi, quando papà se ne uscì fuori con la terribile domanda: «Ma saranno buoni questi funghi? Non saranno mica velenosi?». «Assolutamente no, papà. La mamma ha fatto il corso e i funghi li conosce molto bene», risposero le bambine. Purtroppo ormai, la domanda era stata fatta. Tutti, da quel momento, cominciarono a guardarsi negli occhi, rinunciando a poco a poco al profumatissimo e invogliante risotto, mentre la conversazione diveniva più agitata e alquanto convulsa. Nel frattempo, il cane Daysy, vedendo che nessuno si ricordava di lui, tirò la tovaglia dalla tavola facendo cadere a terra il piatto di Sarah che conteneva ancora un po’ di riso con i discussi funghi; e su questi il cane si precipitò divorandoli in pochi secondi con estrema voracità. La cosa non sconvolse affatto la famiglia che ormai aveva rinunciato a proseguire il pasto.
Poco dopo, Daysy, in un angolo della sala da pranzo, cominciò a lamentarsi emettendo dei deboli latrati. In quel momento riecheggiarono alle orecchie di tutti, come una sirena nella notte, le parole della domanda di papà, e tutti pensarono che Daysy era stata avvelenata dai funghi. Allora nessuno capì più nulla. Tutta la famiglia, iniziando da Alessia, la più piccola, cominciò a percepire i primi sintomi di dolore. Poco dopo, la casa era diventata un mare di lamenti, pianti e corse. Intanto, la nonna Giulia, che nel frattempo era arrivata, sentendo le grida, chiamò, spaventatissima, il pronto soccorso. In pochi minuti arrivarono due ambulanze.
Ed ecco barellieri che entravano correndo e uscivano portando uno per volta i familiari avvolti da coperte e semisvenuti. Quindi, partenza immediata verso l’ospedale e verso le urgenti cure d’emergenza: vomiti indotti, lavande gastriche e ricovero preventivo. Poiché, dopo alcune ore di osservazione, i pazienti non mostravano più sintomi preoccupanti, furono rimandati a casa con tutte le raccomandazioni del caso. Lentamente, tutta la famiglia, accompagnata da nonna Giulia, fece ritorno a casa. Come accesero la luce, si trovarono dinanzi a una scena del tutto inaspettata. La loro cara Daysy aveva dato alla luce due bellissimi cuccioli, che con i loro occhi ancora chiusi, cercavano il ventre caldo della madre, mentre lei li leccava con affetto, come per presentarli ben puliti ai suoi padroncini.
Insomma, i sintomi di Daysy non erano stati di morte… ma di vita.
Povera Francesca! È bastato un dubbio per far naufragare tutta la sua sicurezza e la sua scienza. Non so se in seguito avrà riprovato a raccogliere i funghi. Ma che cos’è che ha determinato questo stato d’animo in lei e nella sua famiglia? Il fatto è che siamo fragili, e purtroppo molto bravi a farci condizionare e suggestionare! Così, basta un niente a far cambiare i nostri sentimenti, tanto da passare dal più lieto ottimismo al più tragico pessimismo, cadendo spesso nella più cupa disperazione. Riusciamo perfino a dimenticare tutto ciò che di buono abbiamo ricevuto o realizzato. Credo che dovremmo imparare ad avere più fiducia in noi e negli altri. Dovremmo soprattutto saper coltivare quei pensieri che alimentano l’ottimismo e la serenità, perché saranno proprio questi a determinare il nostro stato d’animo e a far crescere il nostro carattere. Perciò, con l’aiuto di Gesù, neutralizziamo quei sentimenti che creano ansia e logorano la nostra vita, facendo in modo che «tutte le cose vere… e quelle in cui vi è qualche virtù, siano oggetto dei nostri pensieri» (Fil 4:8).

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Autore dell'articolo: Stefania Tramutola